Le nostre “Chiacchiere e PopCoRNer” (a proposito, grazie a Gianluca per la scelta di questo titolo!) oggi ci portano fino a Roma dove Dalila Brocculi, 16enne di Rimini, è stata scelta tra i 28 Alfieri della Repubblica nominati dal Presidente Sergio Mattarella con questa motivazione: “Per la delicatezza con cui attraverso il proprio impegno, porta conforto e speranza nelle corsie della Terapia intensiva neonatale. La sua storia infonde coraggio e fiducia alle famiglie che affrontano momenti di particolare fragilità”.
Un riconoscimento attribuito a giovani che, nel 2025, si sono distinti per comportamenti ispirati a senso civico, altruismo e solidarietà.
A un tavolino di un bar conosciamo meglio Dalila e la sua storia: da bimba nata prematura a volontaria dell’associazione ‘La Prima Coccola’, che sostiene la Terapia intensiva neonatale dell’Ospedale Infermi di Rimini.

Ti ricordi quando hai scoperto la tua storia? Che effetto ti ha fatto?

Sin da piccola ho saputo di essere nata prematura, i miei genitori me ne hanno sempre parlato. Inizialmente sapevo solo che ero nata a ottobre invece che a gennaio, quando avevo solo 28 settimane, poi ho man mano raccolto sempre più informazioni sulla mia storia, su come i miei genitori e i miei nonni hanno affrontato quel momento, sui due mesi che ho trascorso in Ospedale. Ho potuto vedere anche alcune fotografie di quel periodo.
Il ricordo che mi commuove di più è quello legato al racconto dei miei genitori che facevano marsupioterapia*. Loro non mi hanno mai abbandonato anche se ero così piccola, mentre ci sono purtroppo bambini abbandonati in terapia intensiva.
So che in quel momento non ero attesa. Era troppo presto per nascere.
Ma i miei genitori non mi hanno mai fatta sentire un peso. Non mi hanno mai lasciata sola. Anche in seguito, nonostante la loro separazione, hanno continuato a starmi accanto.

Essere nata prematura è qualcosa che senti ancora parte della tua identità oggi? In che modo?

Tantissimo, a partire da un tratto fisico tipico di bambini e bambine prematuri: gli occhi affusolati.
Poi c’è una paura che ho sempre portato con me, quella delle apnee. Una paura inconscia, legata probabilmente al fatto che da neonata non avevo ancora polmoni sviluppati come quelli di un bimbo di nove mesi e rischiavo spesso di andare in apnea.
Poi, un giorno, ho deciso di affrontare di petto questa paura (anche perché mio padre è un ex apneista!) e ho preso il brevetto di salvataggio. All’inizio per me era molto difficile e il pensiero di rimanere senz’aria mi faceva impazzire. Oggi sono rinata ed è completamente cambiato anche il mio rapporto con l’acqua.

Com’è entrare oggi in un reparto che, in un certo senso, parla anche della tua storia?

Sono ritornata per la prima volta nel reparto di Terapia intensiva neonatale di Rimini quando avevo solo cinque anni. Sapevo che ero stata lì da piccola, ma non me ne rendevo ancora pienamente conto. Però mi stupiva e mi colpiva tanto vedere dei bimbi così piccini, facevo tante domande. Con il tempo ho preso coscienza di quello che ho vissuto.

Cosa provi quando incontri genitori che stanno vivendo momenti difficili?

Per me è il modo concreto di dare una mano a chi ha perso la speranza. Vedo genitori che piangono, che pensano che i loro sforzi siano vani, e posso immaginare quanto è difficile per loro non poter magari neppure prendere in braccio i loro piccoli.
Sentirmi dire: “Io ero come il tuo piccolo o la tua piccola” significa per loro ritrovare speranza e fiducia.
Purtroppo, non sempre le cose vanno bene, ma è fondamentale stare accanto ai genitori in quei momenti, non lasciarli soli, fare in modo che il tempo trascorso con i loro figli – anche se dovesse essere poco – sia pieno di amore.

Dalila e sullo sfondo la Fontana della Pigna e piazza Cavour a Rimini

Dalila in piazza Cavour a Rimini (Foto: Silvia Sanchini)

Quali attività svolgete con l’associazione ‘La prima coccola’?

Con l’associazione abbiamo allestito una casa per i genitori che arrivano da fuori Rimini: “La Casa famiglia a un passo da te”.
Cerchiamo di rendere il reparto un luogo il più possibile accogliente e umano, abbiamo messo anche ìun pianoforte.
Io svolgo il ruolo di volontaria e ambasciatrice, cerco di testimoniare e raccontare la mia storia nelle scuole o in contesti dove possa essere utile.
Organizziamo anche banchetti e altre iniziative di raccolta fondi: per esempio la Family Run che ci sarà a Bellaria Igea Marina a giugno nell’ambito di Bim Triathlon.

Che effetto ti ha fatto ricevere un riconoscimento così importante dal presidente Mattarella?

Ero in ansia, emozionatissima. Sono andata a Roma con i miei genitori e i nonni e il presidente dell’associazione ‘La prima coccola’ Alessandro Marchi. Quando mi hanno chiamato per consegnarmi il riconoscimento è stato bellissimo.
Il selfie che ho fatto con Mattarella è uno dei ricordi più belli! È stato gentile, disponibile, umano. Mi ha fatto i complimenti per quello che faccio.

Cosa hai sentito di rappresentare in quel momento?

Il volontariato non nasce per ricevere qualcosa indietro, ma ho sentito che quel momento è stato come un grande riconoscimento per tutta l’associazione e non solo per me. È stato come ricevere un grazie. Una restituzione per tutti.

 

A proposito: cosa ti ha insegnato il volontariato?

Oltre che ne ‘La prima coccola’ faccio teatro con Alcantara e volontariato al Sermig, l’Arsenale della pace di Torino. Mi piacerebbe fare il corso da volontaria in Croce Rossa e, perché no, magari in futuro partire per una missione umanitaria.
Il volontariato non deve essere un obbligo, ma qualcosa che senti dentro di te.
A un ragazzo o a una ragazza della mia età consiglierei di fare volontariato come occasione per migliorare se stessi.
Dopo quello che mi è accaduto ho sentito il bisogno di restituire l’amore che ho ricevuto.
E forse è proprio da qui che nascono le cose più belle.

A cura di Silvia Sanchini

Nel 2014, dall’esperienza di alcune famiglie e dal loro desiderio di restituire al reparto il supporto ricevuto, nasce La Prima Coccola.
Lavora al fianco della Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale di Rimini, impegnandosi per ridurre le distanze fisiche, psicologiche e di accesso alle migliori cure per le famiglie, sostenendo il loro futuro.
https://laprimacoccola.it/

*Tecnica di cura neonatale che consiste nel tenere il bambino nudo, o con il solo pannolino, a contatto diretto “pelle a pelle” sul petto del genitore.

Nella foto di copertina Dalila Brocculi con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per gentile concessione di Dalila